AMD Ryzen

AMD ha presentato Ryzen, il marchio che accompagnerà i nuovi microprocessori Summit Ridge, ovvero le soluzioni basate su architettura Zen destinate ai PC desktop. L’azienda ha confermato che le nuove CPU arriveranno nel primo trimestre 2017, dopo uno sviluppo durato ben quattro anni.
Secondo la casa di Sunnyvale questo è il momento giusto per presentare nuovi processori, in quanto si prevede una crescita del comparto del PC Gaming del 25% entro il 2018, per un giro d’affari superiore ai 30 miliardi di dollari annui. A sostenere questa crescita anche la realtà virtuale, con l’arrivo sul mercato di PC pronti per la nuova esperienza. Secondo AMD entro il 2020 il numero di questi PC crescerà di 10 volte, superando quota 10 milioni.
Le nuove CPU AMD Ryzen offriranno fino a 8 core e 16 thread, con una frequenza base di almeno 3,4 GHz (per il modello di punta) e un totale di 20 MB di cache (L2+L3). Si parla di un TDP di 95 watt. La frequenza è interessante: i primi leak sui nuovi processori indicavano che gli engineering sample funzionavano a 2,8 GHz.

Poi AMD ha mostrato in Blender un processore Summit Ridge a 3 GHz contro un Core i7-6900K (artificialmente limitato a 3 GHz). Ora si parla di 3,4 GHz, ma AMD non ci ha ancora detto qual è la frequenza “Turbo”, che dovrebbe essere superiore con carichi poco ottimizzati per il threading.
Per darci un’ida di come l’architettura si comporta a 3,4 GHz, AMD ci ha mostrato un nuovo confronto con il Core i7-6900K. Stavolta la CPU Intel lavorava senza vincoli (3,2 GHz base, 3,7 GHz massimi in Turbo Boost) e, con una transcodifica video con HandBrake, la CPU Ryzen ha ottenuto una vittoria di misura.
Non abbiamo potuto ispezionare i due sistemi e naturalmente AMD ha selezionato il carico di lavoro, sapendo che avrebbe fatto bene. Il fatto però che la frequenza sia salita di 400 MHz da agosto e la CPU sia in grado di affrontare un 6900K standard è davvero promettente.
Per quanto riguarda la cache, AMD aveva già svelato che ogni core avrebbe avuto una cache L2 esclusiva di 512 KB. Quindi un CPU complex (CCX) composto da 4 core ha 2 MB di cache L2 totale e 8 MB di cache L3 suddivisi in quattro slice. Una configurazione a otto core consiste di due CCX, per un totale di 4 MB di cache L2 e 16 MB di cache L3 sul processore. Da qui i 20 MB di cache complessivi.
I processori saranno compatibili con la nuova piattaforma AM4, dotata di tutte le caratteristiche più recenti: DDR4, PCIe 3.0, USB 3.1 Gen 2, NVMe e SATA Express.
L’architettura Zen, a detta della casa di Sunnyvale, non è solo potenza bruta, ma anche un progetto intelligente. AMD ha reiterato quanto già detto in passato, confermando un incremento delle prestazioni per ciclo di clock di oltre il 40%, pur conservando lo stesso dispendio energetico per ciclo di Excavator, l’ultima architettura della famiglia Bulldozer.
L’asso nella manica di AMD si chiama “SenseMI Technology”, sotto il cui cappello rientrano diverse funzioni interessanti. La prima è “Pure Power”, per usare l’energia in modo più “intelligente”. Pure Power consta di molteplici sensori (centinaia in diverse parti del die) per controllare temperatura, frequenza e tensione, in modo che un controllo adattativo operi in tempo reale per assicurare l’uso di energia inferiore per ogni tipo di operazione, senza compromettere le prestazioni.
Un’altra novità si chiama Precision Boost, nome dietro cui si cela un controllo di frequenza molto preciso. Precision Boost lavora insieme a Pure Power per ottimizzare le prestazioni, garantendo la regolazione al volo della frequenza con una precisione di 25 MHz. XFR, sigla di Extended Frequency Range, permette al processore di dare “qualcosa in più” in presenza di un sistema di raffreddamento superiore alle effettive necessità del processore.
XFR permette di superare i limiti di frequenza imposti da Precision Boost, consentendo alla frequenza di scalare in base al sistema di raffreddamento. Il tutto avviene in automatico, senza che l’utente debba intervenire. Infine AMD ha lavorato per dotare ogni processore Zen di “intelligenza”. Neural Net Prediction rappresenta una “vera rete artificiale” all’interno di ogni CPU, che “costruisce un modello decisionale in base all’esecuzione del codice software” in modo da “anticipare decisioni future, precaricare istruzioni, scegliere il percorso migliore all’interno della CPU”. Si tratta di un nome di “marketing” per indicare i miglioramenti al front-end del processore.
Neural Net Prediction si affianca a Smart Prefetch, un’altra caratteristica delle CPU Ryzen che dovrebbe permettere all’architettura di essere sempre pronta con il giusto dato in qualsiasi situazione, velocizzando l’intero lavoro. Smart Prefetch usa sofisticati algoritmi per apprendere i modelli di accesso al dato da parte del software e precarica il dato in una cache locale in modo che sia pronto all’uso.

fonte: tomshw.it

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