Wikipedia non può diffamare il Moige

Il Tribunale di Roma ricorda che, al limite, a diffamare potrebbero essere gli utenti. E se il Moige si è scontrato con i Wikipediani nel tentativo di apportare le modifiche alla propria pagina, la community ha saputo agire per adeguarsi alla legge.

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La pagina di Wikipedia dedicata al Moige è negli anni evoluta, oggetto di discussione e dibattito fra gli utenti della Rete che hanno contribuito a plasmarla: piaccia o non piaccia al Movimento Italiano Genitori, non c’è modo di costringere Wikimedia ad intervenire per rimuoverla.

Era il 2011 quando il Moige aveva denunciato la Fondazione Wikimedia chiedendo la rimozione dalla pagina dedicata di alcuni stralci che ne avrebbero trasmesso un’”immagine negativa”, quella di un’associazione composta da un “manipolo di bigotti, antiliberali, antidemocratici e persino violenti”, “parificabile a quella di bigotti censori”. L’associazione, traspare dalla discussione relativa alla pagina, si scagliava in particolare con la mancanza di fonti a cui attribuire certe critiche relative alla sua presenza e pressione mediatica. Sollevava poi la necessità di rimuovere delle citazioni estratte da una precedente versione del sito ufficiale, nello specifico degli stralci di un corso di educazione sessuale che l’associazione, nel 2004, aveva ritenuto opportuno cancellare dal proprio sito.

Il Moige spiegava di aver inviato a Wikimedia “richieste scritte e diffide”, riferiva di aver “tentato di effettuare, sia prima che dopo l’instaurazione del giudizio, la procedura di modifica della pagina in contestazione secondo quanto previsto dal sito stesso dell’enciclopedia, il tutto senza l’esito auspicato ed il conseguente blocco dell’account degli utenti che avevano proceduto in tal senso per conto del Moige”. Non avendo sortito risultati il Movimento Genitori chiedeva al tribunale di intervenire per imporre a Wikimedia la rimozione della pagina in questione, per ottenere un risarcimento di 200mila euro che riparasse alla “descrizione proposta sulle relative pagine, asseritamente lesiva del nome, dell’immagine e della reputazione dell’ente”, da sommarsi a 1000 euro per ogni giorno di inadempienza. Non bastasse l’accusa di diffamazione, a supporto delle proprie istanze, il Moige invocava un non meglio precisato “diritto all’oblio, quale aspetto della riservatezza”, aspetto della riservatezza che spetta però ai motori di ricerca tutelare, come previsto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Mentre gli utenti si mobilitavano per adeguare la voce in questione ai principi dettati dall’Enciclopedia Libera, Wikimedia era intervenuta per ribadire il proprio ruolo di hosting provider, neutro intermediario che si limita a ospitare contenuti creati dagli utenti che la popolano con gli strumenti che essa stessa mette a disposizione, e in quanto tale soggetta alla responsabilità solo nel momento in cui le venga richiesto di agire dall’autorità giudiziaria o da un’autorità amministrativa sulla base di quanto prescrive il noto Decreto legislativo 70/2003.

“La domanda di parte attrice deve ritenersi infondata e non può quindi essere accolta sotto alcun profilo”, ha stabilito ora il giudice monocratico Damiana Colla del Tribunale di Roma, che sottolinea come Wikimedia abbia descritto e inquadrato perfettamente la posizione di Wikipedia. “È evidente che l’hosting provider si pone in posizione neutra rispetto al contenuto delle informazioni inserite dagli utenti” spiega il giudice, che riconosce altresì che “incidere sulle voci enciclopediche pubblicate” sia un’”attività che rimane demandata esclusivamente agli utenti, al di fuori di ogni controllo preventivo e/o successivo” da parte di Wikimedia, come ben illustra il disclaimer.

Wikimedia, spiega il giudice, “chiarisce di non poter garantire in alcun modo la validità delle informazioni pubblicate, con una chiara presa di distanze dalla verità dei fatti riportati nelle singole voci”, elemento che la community si incarica di garantire: per questo motivo non si configura alcun tipo di condotta omissiva e si esclude la responsabilità della Fondazione a titolo di concorso nella diffamazione.

“Eventualmente responsabili di condotte diffamatorie sono infatti i singoli utenti, dei quali viene peraltro conservato dal provider l’indirizzo a scopo cautelativo”: il Moige potrebbe rivalersi su di loro, ma dovrebbe altresì riconoscere che la community ha saputo far evolvere la pagina dedicata, offrendo delle fonti e delle precisazioni che l’hanno avvicinata alla realtà dei fatti.

Il giudice riconosce che Movimento Genitori, come altresì raccomandato nel contesto del caso legale sollevato con l’accusa di diffamazione da parte di Cesare Previti e conclusosi a favore di Wikimedia, ha tentato di muoversi nella giusta direzione, operando nel contesto di Wikipedia, con gli strumenti messi a disposizione da Wikipedia. Se invece ha lamentato censure e ostruzionismo da parte dei Wikipediani, osserva il magistrato, potrebbe non aver compreso le regole che sorreggono l’Enciclopedia Libera: “occorre seguire le procedure ivi analiticamente descritte – ricorda al Moige il giudice – nulla evincendosi dagli atti circa la correttezza delle modalità seguite a tal fine da parte attrice”.

Wikimedia ha festeggiato la conclusione del procedimento ricordando alla Rete che “Wikipedia appartiene a voi, alla comunità globale che l’ha creata e che continua a farla crescere”. “La neutralità di Wikipedia – scrive la Fondazione – dipende dall’abilità di continuare a non farsi influenzare dai tentativi di raggirare le politiche e le procedure della comunità tramite azioni legali. Questa sentenza costituisce una vittoria per tutti i Wikipedians e per la libertà di espressione su Internet”. La pagina del Moige, ancora priva di riferimento rispetto alla decisione del Tribunale di Roma, non aspetta che di essere aggiornata.

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